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STOPCORONAVIRUS: I NUMERI DELLA PRIMA FASE

STOPCORONAVIRUS: I NUMERI DELLA PRIMA FASE


<< Torna | 17/04/2020

Il Covid-19 è arrivato anche in Senegal e Gambia. Energia per i Diritti Umani, assieme alle associazioni partner e ai volontari locali, ha trasformato il progetto Stop Malaria, che stava sostenendo nei due paesi con l’aiuto del Servizio Civile Universale, nella Campagna StopCoronavirus, per prevenire la diffusione della pandemia e contingentarne l’impatto sul tessuto economico e sociale.

I TEMPI
Dopo i casi iniziali di Egitto, Algeria e Nigeria (rispettivamente il 14, il 25 e il 27 febbraio), il Senegal è il secondo centro dell’Africa subsahariana ad essere colpito dal virus. Il primo paziente positivo viene confermato il 2 marzo e non passano neanche due settimane che i malati superano la ventina. Il 14 sono introdotte diverse limitazioni: il divieto, per un periodo di 30 giorni, di tutte le manifestazioni pubbliche sul territorio nazionale; il rafforzamento dei controlli sanitari alle frontiere terrestri, aeree e marittime; la chiusura di scuole e università, fino al 6 aprile. Il 23 è annunciato lo stato d'emergenza (riconfermato e prorogato per un altro mese il 3 aprile): coprifuoco dalle 20 alle 6 di mattina; interruzione di qualsiasi attività, tranne alimentari e farmacie; proibizione di lasciare il proprio comune… con l’esercito allertato per far rispettare il decreto. Nel frattempo i sintomatici che hanno sviluppato il coronavirus salgono a 207. Il Gambia mantiene invece numeri stabili - sulle 3 / 4 persone - fino all’11 aprile, quando c’è un balzo di 5 unità (si consideri che i testati sono nel complesso 298), ma introduce in fretta misure di contenimento: dal blocco delle frontiere, allo stop forzato degli esercizi commerciali non essenziali, all’impedimento di assembramenti, anche sui trasporti pubblici. Nonostante la risposta repentina dei due governi, le perplessità, però, sono molte: la mancanza di informazione sui reali rischi della pandemia tra la popolazione è una delle principali problematiche che si devono affrontare. A questo si aggiungono le già precarie condizioni economiche, che costringono gran parte degli abitanti a non aver scelta tra lo scendere in strada per rimediare un pasto “caldo” e il rimanere in casa; la mancanza di norme igieniche e sociali atte a prevenire la diffusione degli agenti patogeni… fino alle carenze più elementari, come l’acqua per sciacquarsi le mani.  

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coronavirus senegal coronavirus senegal Nell’escalation di infetti e veti cautelativi, la decisione di riconvertire la Campagna in StopCoronavirus prende vita il 15 marzo. Dopo una periodo dedicato alla riorganizzazione, e focalizzato sulla sensibilizzazione (principalmente tramite web), il 27 giungono a Keur Marietou, a Pikine, le prime 3000 bottiglie di varechina, per la pulizia e la disinfezione. Il 28, anche con il supporto di People for Change, 50 bidoni con rubinetto, contenenti acqua e candeggina, sono pronti per essere installati nelle vie dei villaggi di Ballanghar, Kauur e Gengjie (Gambia): ogni elemento è accompagnato da un volantino che ne illustra le funzioni. Il 29 il progetto viene ufficialmente inaugurato: distribuzione porta a porta di kit per la salvaguardia personale (mascherine, guanti, sapone) e di materiale informativo per spiegare come difendersi dal virus. Oltre 500 famiglie incontrate, per 30 volontari, in una sola volta. Il 29 è inoltre il giorno in cui viene lanciata la raccolta fondi per rendere le azioni ancora più capillari e incisive; il goal è di 2000 euro. Si prosegue infine tra le case il 5 aprile a Yeumbel e il 13 a Keur Massar - con l’ausilio di infermiere e con l’aggiunta di questionari, per comprendere come meglio adattare le indicazioni da fornire - e l’11, con l’arrivo di ulteriori 20 taniche da 100 litri da distribuire tra Pikine Est (Dakar) e le aree rurali di Sossop, Ndiandiane, Tattaguine e Bandoulou, negli ospedali, nei centri di salute comunitari, negli uffici pubblici e in strada.

L’AFRICA
Della reale difficoltà nel calcolare i contagi e dell’insufficienza del servizio sanitario locale per affrontare la pandemia, ne abbiamo brevemente accennato al lancio di StopCoronavirus: i laboratori non sono attrezzati per processare un numero ottimale di tamponi; i posti letto in terapia intensiva sono risibili. Non solo: mancano le minime norme di sicurezza tra lo stesso personale medico (a partire da guanti e mascherine). Lo racconta Oumar Khassimou Dia, vicepresidente di Énergie pour les Droits de l’Homme Sénégal, e nostro partner nella Campagna. Dunque: da un lato ci troviamo di fronte a delle restrizioni messe in atto dai governi che sorprendono per la tempestività e la risolutezza (i paesi sono ben preparati alle emergenze, la storia lo insegna); dall’altra a una effettiva inconsistenza di mezzi, che, se il Covid-19 dovesse diffondersi allo stesso modo dell’Europa, travolgerebbe senza sforzi intere comunità. Una risposta possibile per rallentare l’impatto della malattia è lavorare dal basso, a contatto con le popolazioni, condividendo insegnamenti su come comportarsi, quali sistemi igienici e di distanziamento adottare, dotandole di strumenti essenziali per proteggersi. Ribadiamo: fondamentale è far comprendere che il virus esiste ed è pericoloso. E non si tratta (esclusivamente) dell’atavico fatalismo africano; la scarsità di notizie, di divulgazione (lo abbiamo già detto), è il principale ostacolo da sormontare, così come le intenzionali mistificazioni di alcuni gruppi (Top cleric declares coronavirus immunity of faithful, scrive africanews.com).

Per quanto riguarda il numero dei contagi, sono stati superati i 15.000 nell’intero continente; oggi (16 aprile 2020) in Senegal sono 335, in Gambia 9. Le prospettive, però, lasciano ancora incerti. Quando aspettarsi l’ondata? È stata bloccata per tempo o si tratta unicamente di attendere che quel divario iniziale di qualche settimana di ritardo venga colmato? C’è la possibilità che il diverso clima e la lontananza tra i centri urbani ne attenuino la propagazione? Come reagiranno i corpi? Siamo di fronte agli abitanti più giovani del pianeta. Ma con un’incidenza di malattie (HIV, malaria, tubercolosi) altissima. Si può sperare nella trained immunity o sistemi immunitari in passato compromessi, sottoposti a costante malnutrizione, faranno il resto? Le domande sono ancora aperte; quel che è sicuro è che il coronavirus lascerà le persone in ginocchio, se non fisicamente, almeno economicamente.  

LA CAMPAGNA
Il 15 aprile è terminata la fase 1 di StopCovid. Si è deciso di articolare la Campagna in 3 parti, dapprima concentrandosi sulla sensibilizzazione; successivamente introducendo misure in grado di ridare slancio al già fragile tessuto occupazionale, mettendo in moto risorse per risollevare i magri bilanci domestici.
I fondi raccolti durante il mese intercorso (15 marzo – 15 aprile) sono serviti per acquistare e distribuire gratuitamente tra la popolazione mascherine, guanti, sterilizzanti, taniche per dispensare soluzioni idroalcoliche e sapone (ricordiamoci che siamo in paesi dove non solo possono scarseggiare i soldi per comperare il minimo indispensabile per la sussistenza, ma addirittura può mancare l’accesso all’acqua). Cominciando dalle zone urbane di Pikine, Yeumbel (Dakar), Keur Massar in Senegal, e dai villaggi di Ballanghar, Genjie e Kauur in Gambia nella North River Region, le azioni si sono estese mano a mano verso le aree rurali di Ndiadiane, Sossop, Tattaguine e Bandoulou, sempre in Senegal. Del porta a porta condotto dai volontari (cui si sono associate le infermiere) abbiamo parlato in apertura: il loro sforzo è stato di diffondere dati e informazioni utili; spiegare – distribuendo i kit – il corretto funzionamento degli strumenti protettivi e le norme igieniche e sociali da adottare. In poco più di due settimane si sono raggiunte oltre 2000 persone, grazie a circa 50 tra attivisti e promotori sanitari. A questo, si è sommata l’installazione di bidoni per lavarsi le mani (70 in totale), nelle strade di maggior passaggio, in ambulatori, e negli uffici pubblici.

Ieri, col contributo supplementare di 5000 euro del Comune di Pino Torinese per il progetto di cooperazione 2020, che si sommano a quelli raccolti con il crowdfunding su Facebook, si è inaugurata la seconda fase della Campagna (15 aprile – 30 maggio 2020). Prosegue l’assegnazione di dispositivi di salvaguardia individuale, ma assieme alle comunità locali, i beneficiari sono anche gli ospedali di Dakar e degli altri 5 piccoli centri. Le strutture mediche necessitano delle più basilari attrezzature, e stanno iniziando ad essere dotate non solo di guanti, gel e maschere, ma di termometri thermoflash e di taniche da 100 litri. Si rafforza inoltre la capacità di contattare un numero sempre maggiore di abitanti: congiuntamente al casa per casa, la sensibilizzazione ora passa attraverso una carovana itinerante provvista di megafoni, nei quartieri di Dakar e Pikine.

La fase 3 di StopCoronavirus (1 giugno 2020 – 1 giugno 2021) si concentra sullo sviluppo economico: il blocco totale delle attività e lo stato di emergenza stanno incidendo pesantemente sulla già compromessa gestione delle (poche) risorse disponibili. Si stima che l’Africa subirà una pesante recessione, perdendo tra il 2,1% e il 5,1% del Pil. Per attenuare le conseguenze della pandemia sulle diverse realtà, saranno messi in moto piani di microcredito, per erogare piccoli prestiti (100/200 euro), senza interessi, a gruppi di donne che sottoporranno idee sostenibili e di interesse per la collettività.

Una nota a margine: oltre ai partner e ai volontari locali, dall’Italia stanno aiutando 20 persone, suddivise in 4 gruppi di lavoro: Comunicazione; Grafica; Fundraising; Prevenzione.
In Senegal e Gambia ci stiamo appoggiando ai promotori sanitari che già erano definiti e formati per Stop Malaria. Per il momento l’India non ha impellenza di materiale per la cura e l’igiene, ma potrebbe essere necessario, nel prossimo futuro, sostenere il funzionamento delle Home dove sono alloggiati circa 90 bambini/e. Con la chiusura forzata, si pone il problema di mantenere i centri senza alcuna entrata economica. Lo stesso discorso vale per Keur Marietou, con 26 tra insegnanti, cuoche, bidelli e assistenti che vivono della scuola, e che per ora rimarrà serrata un altro mese.

CONCLUSIONI
Se siete arrivati fino a questo punto, è perché siete consapevoli che il vostro contributo è prezioso; che tutti possiamo fare qualcosa. Chi può doni, chi non può aiuti a raccontare la campagna a più persone possibili. Solo così possiamo fare la differenza.

Inoltre, rimanete sintonizzati… noi continueremo ad aggiornarvi sui progressi di StopCoronavirus sia sulla pagina Facebook, che sui siti https://www.sostegnoadistanza.eu/modulo/home/ e energiaperidirittiumani.it.

Grazie!

Per info e donazioni:
Energia per i Diritti Umani ONLUS
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Ultimo aggiornamento: 16:19 - 21/05/2020
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